Omicida: Credo che nessuno debba allontanarsi da qui prima che il commissario abbia finito di esaminare il cadavere.
Commissario: Lei chi è, mi scusi?
Omicida: Io sono l’omicida.
Commissario: Be’, questo lo vedremo.
Omicida: Come, prego?
Commissario: Questo lo vedremo.
Omicida: Che cosa?
Commissario: (
Indicando la stazione) Tutto questo.
Omicida: Ah.
Commissario: E comunque lei è commissario?
Omicida: No, io sono omicida, gliel’ho detto.
Commissario: E come può dirlo, se non è commissario? Solo un commissario giudica chi è o chi non è omicida. Anzi lo indica, a dire il vero. Perciò aria, si allontani.
Omicida: Mi allontano?
Commissario: Sì, non resti tra… insomma, nei paraggi.
Omicida: E dove dovrei andare, mi scusi?
Commissario: Dove vuole ma non qui.
Omicida: Ma io abito qui.
Commissario: Qui sul binario sette?
Omicida: Precisamente.
Commissario: Ah, capisco. Be’, questo configurerebbe l’omicidio come un omicidio in seguito a una violazione di domicilio, dunque. Legittima difesa. Potrebbe essere. Lei è già mezzo scagionato.
Omicida: No, guardi, l’ho spinto dalla banchina. Lui se ne stava seduto sulla banchina e…
Commissario: E lei lo ha spinto per che motivo?
Omicida: Per ucciderlo.
Commissario: Sì, ho capito, ma perché voleva ucciderlo? Rancori personali? Una tresca? Soldi?
Omicida: No, solo per ucciderlo. E spingerlo sui binari mi sembrava l’unico modo. Certo non avrei ottenuto il mio scopo offrendogli un tè.
Commissario: Be’, dipende dal tè. Un tè avvelenato avrebbe sortito il medesimo effetto.
Omicida: Intendevo un tè normale.
Commissario: Ma se fosse stato allergico al tè, forse?
Omicida: Intendevo comunque dire che se avessi fatto una cosa non pericolosa o non in grado di provocarne la morte, non avrei ottenuto il mio scopo di ucciderlo.
Commissario: Sì, avevo capito, ma quello che intendevo dire io, caro signore, è che, non potendo sapere
tutto, tecnicamente lei avrebbe potuto raggiungere il suo scopo, cioè uccidere il qui presente controllore, in qualunque modo, e, aggiungo, spingendolo sui binari magari non l’avrebbe ucciso affatto.
Omicida: E come?
Commissario: Be’, lei lo ha spinto quando passava il treno, ma molta gente se l’è cavata, voglio dire che è sopravvissuta all’investimento da treno, quindi, paradossalmente, lei avrebbe potuto uccidere il controllore offrendogli un tè e non spingendolo sui binari mentre passava il treno, intendo dire questo.
Omicida: Ma questo è un processo alle intenzioni, mi scusi.
Commissario: Be’, è questo che si fa nei processi, anche, si processano le intenzioni.
Omicida: Comunque non sapevo che facesse il controllore, me ne dispiaccio.
Commissario: Intende dire che non conosceva l’ucciso?
Omicida: Esattamente.
Commissario: E perché voleva ucciderlo?
Omicida: Ancora con queste sciocche domande, commissario? Ma è ovvio: per ucciderlo.
Commissario: Sì, ho capito. Ma perché voleva uccidere una persona che neanche conosceva?
Omicida: Per ucciderla.
Commissario: Lei voleva uccidere una persona.
Omicida: Sì.
Commissario: Così.
Omicida: Sì, così.
Commissario: Giusto per uccidere una persona.
Omicida: No
giusto per uccidere una persona, ma per ucciderla, volevo uccidere questa persona qui e ho pensato che, spingendola sotto il treno, l’avrei uccisa.
Commissario: Ma perché voleva uccidere questa persona qui, visto che non la conosceva?
Omicida: Non capisco.
Commissario: Di solito si uccidono le persone che si conoscono.
Omicida: Oh, davvero?
Commissario: Eh sì.
Omicida: Prima di ucciderlo mi sono presentato.
Commissario: Visto?
Omicida: Però io, guardi, volendo uccidere una persona, preferisco ucciderne una che non conosco. Le persone che conosco, poi, se le uccido, mi spiace, ne sentirei la mancanza o mi sentirei in colpa, quindi mi sembra molto più logico uccidere una persona che non conosco, non le pare?
Commissario: Sì, ho capito quello che intende dire, ma quello che intendevo dire io è che di solito si uccidono le persone che si conoscono perché sono le persone che più facilmente danno motivi per essere uccise, per farsi uccidere, la conoscenza di queste persone porta in certi casi a far sentire necessaria la loro uccisione, mentre quasi mai uno vuole uccidere una persona che non conosce, a meno che non sia un sicario o un pazzo, è chiaro? O tutt’e due le cose.
Omicida: Un sicario pazzo?
Commissario: Esatto. Ma lei affiderebbe il suo lavoro, un lavoro tanto delicato, peraltro, a un sicario pazzo?
Omicida: Lei argomenta splendidamente a favore della ragionevolezza degli omicidi, sa? Prima la storia che si uccidono le persone per un motivo, poi la storia che si uccidono le persone che si conoscono, ora la storia che un sicario, cioè uno che uccide per mestiere, regolarmente, più persone al giorno, debba essere sano di mente. Non sarà che il suo lavoro, alla fine, con quel fatto di dover pensare come pensano gli assassini per catturare questi assassini, alla fine, dicevo, non sarà che il suo lavoro l’ha portata a condividerne i gusti e le intenzioni, signor commissario? A fare di lei un assassino?
Commissario: Mio caro, le sto solo dicendo quello che l’esperienza mi ha insegnato, e l’esperienza mi ha insegnato che lei potrà anche aver ucciso una persona che non conosceva solo per ucciderla, ma, se indaghiamo, che è quello che sto cercando di fare, arriveremo a capire il perché, visto che nessuno uccide per uccidere e basta, a meno che lei non sia folle, ma io non credo che lei sia folle, e allora credo che lei potrebbe essere un sicario, magari dilettante, e aver ucciso per conto di qualcuno che ora cerca di proteggere.
Omicida: Questa è la sua ricostruzione?
Commissario: È una possibilità, sì.
Omicida: Guardi, io non sto proteggendo nessuno, passavo da queste parti e ho visto questa persona che aspettava il treno e l’ho spinta per ucciderla.
Commissario: Ah, un raptus!
Omicida: No, affatto: sono uscito di casa con questo intento.
Commissario: Ma se ha detto che passava da queste parti!
Omicida: Certo! Per venirci! Come potevo andare in stazione senza passare da queste parti, mi scusi? Lei riesce a andare nei luoghi senza passare dalle parti di quei luoghi?
Commissario: Quando ci vado in elicottero.
Omicida: Anche le parti sopra e sotto ai luoghi sono parti dalle parti dei luoghi.
Commissario: Resta comunque il fatto che lei ha detto che passava da queste parti e ha visto questa persona e l’ha spinta sotto il treno.
Omicida: Perché secondo lei come potevo spingerla senza vederla, mi scusi? Lei pretende che io spinga una persona sotto il treno senza venire in stazione e senza vederla, non le pare un po’ stramba, come pretesa?
Commissario: (
Prendendolo per il bavero, agitandosi) Ma come ha fatto a partire da casa con l’idea di spingere sotto il treno una persona che ancora non conosceva?!
Omicida: (
Prendendolo per il bavero, calmo) In che senso, mi scusi?
Commissario: (
Lasciando il bavero e ricomponendolo) Come ha fatto, dico, da casa sua, dico, a vedere una persona sul binario di questo treno e a pensare di ucciderla?
Omicida: (
Lasciando il bavero e ricomponendolo) Abito su questo binario, gliel’ho detto. Non si è appuntato questo dettaglio? Credevo che i commissari si appuntassero tutto.
Commissario: Credevo mi stesse prendendo in giro e, se devo essere sincero…
Omicida: Ma lei non deve, commissario.
Commissario: Come?
Omicida: Lei non deve essere sincero, lei è un uomo libero, lei è quello che fa le domande, non quello che deve rispondere. Le risposte devono essere sincere ma le domande possono mentire. Lei quindi può essere come vuole, anche insincero, se crede, tanto nessuno crede che un altro sia sincero, così, a prescindere. Dire
se devo essere sincero non fa che aumentare il sospetto o che uno non sia mai stato sincero prima, tutte le volte che non ha detto
se devo essere sincero prima di dire qualcosa, o adesso mentre lo sta dicendo.
Commissario: Ma era solo un modo di dire.
Omicida: Be’, che novità.
Commissario: Che intende?
Omicida: Lei ha detto:
è solo un modo di dire.
Commissario: Sì, è così!
Omicida: Che novità!
Commissario: Cosa?
Omicida: Che una cosa detta sia un modo di dire. Dire una cosa è un modo di dirla, no? Il modo migliore, tra l’altro. Ma su questo potremmo anche discutere, io dicendo le cose che voglio dire, lei, per coerenza, nel modo che secondo lei è il migliore per dirle.
Commissario: Ma che sta dicendo?
Omicida: Sto dicendo che anche
uccidere uno sconosciuto è un buon modo per tenersi in allenamento è un modo di dire, commissario.
Commissario: Mai sentito.
Omicida: Anche
tre larici non fanno fagotto è un modo di dire.
Commissario: Mai sentito neanche quello.
Omicida: Anche
tavolo abc ventisei è un modo di dire.
Commissario: Un modo dire cosa?
Omicida: Un modo di dire quello che ho detto quando l’ho detto, intendevo questo.
Commissario: Caro signore, lei è pazzo, questa la mia nuova ipotesi. Dovrebbe seguirmi al commissariato per ulteriori accertamenti.
Omicida: Credevo di non dover restare nei paraggi.
Commissario: Infatti le ho detto che andiamo al commissariato per accertamenti, il commissariato non è nei paraggi.
Omicida: Ah, magnifico, mi lasci prendere il soprabito.
Commissario: Prego.
Omicida: (
Sfilando il soprabito del commissario) Ecco, sì, così… ora anche l’altro braccio… Mi scusi…
Commissario: No, si figuri…
Omicida: Perfetto… come mi sta?
Commissario: Ah, benissimo.
Omicida: Ora mi lasci prendere il cappello.
Commissario: Sì, ma certo, è un suo diritto.
Omicida: Lei è molto gentile, ecco qua. Che altro dovrei prendere?
Commissario: I documenti.
Omicida: Ah, sì… vediamo… nel soprabito non ci sono…
Commissario: Forse li ha messi nella giacca.
Omicida: Sì, quasi certamente è così, li ho messi nella giacca… (
Sfilando la giacca del commissario) mi lasci prenderla.
Commissario: Con comodo.
Omicida: Ecco qua. Ma non posso certo presentarmi così, con la giacca senza i pantaloni…
Commissario: Eh eh… no, direi di no, non farebbe una buona impressione, e lei ha un disperato bisogno di fare una buona impressione, mi creda.
Omicida: Sì, infatti. Mi permette di prendere anche i pantaloni e le scarpe, allora? Faccio presto.
Commissario: Certamente.
Omicida: (
Siflando al commissario pantaloni e scarpe) Ecco, magnifico. E i documenti dovrebbero essere… sì, eccoli qua, tenga.
Commissario: Bene, vediamo un po’…
Omicida: Faccia con comodo.
Commissario: Ma lei è commissario!
Omicida: Esattamente.
Commissario: Allora potrebbe darmi una mano su questo caso!
Omicida: Perché, anche lei è commissario?
Commissario: Sì, anch’io!
Omicida: Posso vedere un documento che lo attesti, prego?
Commissario: Sì, certo… ecco… però al momento non credo di…
Agente: Che succede qui?
Commissario: Salve, agente.
Omicida: Salvagente.
Agente: Salve. Che succede qui?
Commissario: Tre uomini si stanno presentando.
Omicida: E uno spiega a un altro che cosa sta succedendo, e il terzo spiega sempre a quell’altro che cosa...
Agente: Lei non faccia lo spiritoso.
Commissario: Mi scusi.
Omicida: Mi scusi.
Agente: No, lei lo faccia, invece.
Omicida: Ah, come vuole. Vuole che le racconti una storiella?
Agente: Ah ah, molto divertente. Ma torniamo a lei. Perché è nudo?
Commissario: Sì, be’, è molto semplice…
Agente: Ah sì? Vedremo se il comandante ritardato la penserà allo stesso modo.
Commissario: Che strano nome.
Agente: Lei conosce il comandante Hrtff Pdrghtjllk?
Commissario: Senta, mi lasci spiegare...
Omicida: (
Porgendo i documenti) È un pazzo, non lo ascolti. Ecco i miei documenti.
Agente: (
Consultando i documenti) Lo vedo che è pazzo, commissario.
Omicida: Lo stavo giusto interrogando.
Agente: Qui la foto non corrisponde.
Omicida: Che intende?
Agente: Che la foto sul suo documento, commissario, non corrisponde alla sua faccia.
Omicida: Oh, è una faccia vecchia.
Agente: Sì, ma dubito che l’età possa cambiare i connotati di una persona fino a questo punto... (
Osservando l’uomo nudo) direi invece che somiglia più a questo tizio qui.
Omicida: È per questo che lo stavo interrogando: va spacciandosi per me.
Agente: Ah, ecco.
Omicida: Certo è un pesce piccolo, però se lo torchiamo per bene potremmo risalire a chi vende queste facce false, non crede?
Agente: È a questo che mira la sua indagine?
Omicida: A questo.
Agente: Allora lascio a lei lo squinternato?
Omicida: No, la prego, io ho da risolvere un caso di omicidio.
Agente: Omicidio?
Omicida: Sì, esatto.
Agente: Stia zitto lei. Omicidio?
Commissario: Sì, esatto.
Agente: Stia zitto! Omicidio?
Omicida: Sì, esatto.
Agente: E di chi? Quando? Dove?
Omicida: Non le sfugge niente.
Agente: Mio dio. Ha già qualche sospettato?
Omicida: Certo! Non mi muovo mai senza qualche sospettato, ce li ho nel baule della macchina, ma uno è questo qui.
Agente: Lo sospettavo.
Omicida: Anche lei?
Agente: Sin dal primo momento che l'ho visto.
Omicida: (
Rivolgendosi al commissario) Vede? Questo non depone a suo favore, amico mio. (
Rivolgendosi all’agente) Allora senta cosa facciamo: lei lo porta al comando di polizia, e io vi raggiungo in un secondo momento.
Agente: Mi sembra una magnifica idea.
Commissario: Ma non posso venirci così, nudo!
Omicida: Anche questo è vero.
Agente: Sì, ha ragione.
Omicida: Certo che ho ragione, agente.
Commissario: Mi lasci prendere il manganello.
Agente: E va bene, lo prenda.
Commissario: (
Sfilando il manganello dell’agente) Ecco fatto. (
Sfilando la divisa all’agente) E mi lasci prendere la divisa da poliziotto.
Agente: Avanti, si sbrighi.
Commissario: Ecco, così. Prendo la pistola e sono pronto.
Agente: Finalmente.
Commissario: Eccola.
Controllore: Che succede qui?
Omicida: Oh, signor controllore, meno male che è arrivato: quest’uomo, qui, è senza regolare biglietto.
Controllore: È anche nudo, vedo.
Omicida: Be’ questo non la riguarda, a questo penserà il mio fidato agente di polizia, qui. Dico bene, agente?
Commissario: Sì, commissario.
Omicida: Bravo, agente.
Controllore: Lei chi è, mi scusi?
Omicida: Io sono il commissario.
Controllore: Il commissario...?
Omicida: Sì, esatto.
Controllore: No, dicevo, ce l’ha un nome?
Omicida: È questo il mio nome: Il Commissario.
Controllore: Va bene, signor Commissario…
Omicida: Signor Il, la prego, Commissario è il nome.
Controllore: Oh, mi scusi. Va bene, signor Il, lei può andare.
Omicida: Davvero?
Controllore: Sì, certo, io e l’agente… come ha detto che si chiama, lei?
Commissario: Non l’ho detto.
Controllore: Questo è il suo nome?
Commissario: Le sembra un nome?
Controllore: Io mi fido solo dei biglietti. Mi favorisce il suo biglietto, prego?
Commissario: Ho fatto un biglietto elettronico.
Controllore: Allora mi dica la penultima cifra o il penultimo numero del codice di prenotazione.
Commissario: La penultima cifra o il penultimo numero?
Controllore: Mmm... facciamo il penultimo numero.
Commissario: Sei.
Controllore: (
Chiudendo gli occhi) ...
Commissario: ...
Controllore: Molto bene. (
Rivolgendosi all'omicida) Ora ecco che succede. Io e l’agente, qui... (
Indica il commissario) ci occuperemo di questo (
Indica l'agente) vagabondo naturista sprovvisto di biglietto.
Agente: Ma io non devo prendere alcun treno!
Controllore: Dicono tutti così! Li fermi a bordo del treno senza biglietto e loro dicono: ma io non devo prendere alcun treno! Anzi minacciano di farti causa perché, tecnicamente, le Ferrovie li stanno sequestrando… così le direttive adesso sono di fermare questi vagabondi sprovvisti di biglietto quando non sono ancora sul treno, quando non sono nemmeno in stazione, se possibile.
Omicida: Ah, ho capito. Be’, là fuori c’è un sacco di gente sprovvista di biglietto, mi pare.
Controllore: Sì, è così. E li prenderemo tutti, glielo giuro.
Omicida: Bene, le auguro un buon lavoro, signor controllore.
Controllore: Grazie, signor Il.
Omicida: Si figuri. Ora devo andare.
Controllore: (
Prendendo per un braccio l'Agente) Sì, io porto via questo farabutto pervertito.
Agente: La prego, no, mi lasci andare!
Controllore: Ah ah ah. Avanti, andiamo in Biglietteria!
Agente: La prego!
Controllore: Andiamo! Poche storie!
Agente: E va bene.
Controllore: Bravo.
Agente: Però mi lasci almeno prendere il mio fischietto.
Controllore: Ok, ma faccia presto.