È così

Penso al fatto che quando una persona ti procura un trauma, anche senza volere, tu magari finisci dallo psichiatra a parlare di quel trauma o a parlare di tutto quello che ruota intorno a quel trauma, e magari, visto che a quanto pare sei il tipo di persona che finisce dallo psichiatra per un trauma, e cioè una persona illuminata e cupa al tempo stesso che si fa un sacco di film sulla propria vita e sulle vite altrui, facile che nel frattempo ti immagini l’altra persona distesa su una spiaggia caraibica a bere succhi di frutta e a godersela con al collo un ciondolo fatto dei tuoi molari o un copricapo della tua faccia con la bocca spalancata nell’ultimo tuo grido di sofferenza. In realtà non è così, ma tu lo immagini così, perciò in effetti, essendo come se fosse così, è così.
Poi però penso al fatto che forse l’altra persona potrebbe essere non su una spiaggia caraibica ma anche lei dallo psichiatra, un altro psichiatra, a parlare di un trauma o di tutto quello che ruota intorno a quel trauma, e in certi casi i due traumi coincidono, aver subìto e aver causato, anche se uno non lo sa, ci sono dolori che si condividono e che ci legano, che magari si esprimono e diramano in modo diverso ma che partono da una stessa origine, come un nodo, e allora mi immagino queste due persone, che si sono fatte del male a vicenda senza saperlo o forse sì e che hanno le vite incasinate per lo stesso motivo ma senza saperlo o forse sì, sdraiate su un lettino nello stesso momento, che parlano a due persone diverse dello stesso problema senza soluzione che le affligge da sempre, e penso che se ci fosse il modo di prendere i due lettini e trascinarli piano piano attraverso le città in mezzo al traffico fin nella stessa stanza senza però che i due se ne accorgano e mentre parlano, in modo che ciascuno finisca per raccontare all’altro il proprio trauma dell’altro ma senza saperlo, be’, allora forse lì potrebbe esserci uno scioglimento, una soluzione, una riconciliazione, eccetera eccetera, ma in ogni caso, meglio ancora, penso che convenga, quando uno ci sta infliggendo un trauma, cioè prima di finire dallo psichiatra o preda di malinconie e incubi eccetera, infilargli una mano in bocca e strappargli via una fila di denti dalla carne viva, che poi un giorno magari ci si ritrova tutti e due sulla spiaggia caraibica invece che dallo psichiatra, a bere sdentati succhi di frutta con la cannuccia e a raccontarsi all’infinito, senza rimpianti ma con reciproco rispetto, di quella volta che più o meno senza volere ci si è indelebilmente scavati dentro.