L'inimitabile follia

Ho sempre pensato che gli esseri umani si potessero distinguere in sani e pazzi, ma poi, con il tempo, mi sono reso conto che in realtà esistono solo diversi gradi di pazzia e nessun grado di sanità, e che ogni persona, se osservata in modo ravvicinato e approfondito abbastanza a lungo, finirà prima o dopo per rivelare il particolare grado e la particolare forma di pazzia che l’affligge, e cioè il modo in cui è dominata dalle proprie nevrosi e dai propri meccanismi nevrotici e il modo in cui le è del tutto impossibile ribellarsi ad essi, sia perché sprovvista della forza mentale necessaria per farlo sia perché le inesplorate e irregolari insenature della propria inimitabile follia costituiscono molto spesso un confortevole rifugio dai dolori del mondo, e in ogni caso una posizione di equilibrio che, per quanto scomoda e bizzarra possa apparire a un osservatore esterno, consente all’individuo in questione di non precipitare nel vuoto e di restare vivo.
Ma non è solo questo che separa gli individui e che rende impossibili la comunicazione e la reciproca comprensione, per quanto sia senza dubbio già un ostacolo di per sé sufficiente allo scopo. C’è anche l’impossibilità di superare l’abisso di solitudine che separa le persone, e mi riferisco al fenomeno per il quale la mia esperienza, ovvero il complesso delle mie percezioni e sensazioni e rielaborazioni di un dato fatto, una volta comunicata, una volta in viaggio verso l’altro individuo, verso il mio interlocutore, diventi a sua volta e per forza di cose un’esperienza diversa, un’altra esperienza, e cioè un fatto esterno all’individuo che dovrà riceverla e, quindi, percepirla e rielaborarla, il che avverrà necessariamente attraverso schemi mentali e pregiudizi tipici della forma mentale di quell’individuo in particolare, schemi e pregiudizi che la trasformeranno in un fatto completamente nuovo e quindi, poco o tanto, in un fatto diverso dal fatto che io ho vissuto e che volevo comunicare e del quale poi si finirà per discutere più o meno infinitamente.
La maggior parte delle discussioni sono quindi del tutto inutili e irritanti e frustranti, e i punti di vista mai conciliabili, e durante le discussioni tutto quello che si fa è sempre e solo, consapevolmente o meno, cercare di manipolare l’altro, e dare nuove informazioni per offrire un quadro più fedele in realtà è solo un dare nuove informazioni per manipolare l’altro, per intervenire sul suo quadro, per essere tu a formare il quadro dell’altro, questo è il sogno, l’utopia di ogni essere umano: manipolare e controllare l’altro, e tutto questo soltanto per ottenere un effetto, per avere la meglio sull’altro nella discussione che si sta facendo, nella discussione e dunque nella vita, per uniformare ed estendere la tua esperienza, e se anche in certi casi avviene che, seppure in mancanza di una reale comunicazione e di una reale comprensione, una mente con un particolare grado di follia possa finire per essere manipolata da un’altra mente con un certo particolare grado di follia, poi questa mente manipolata verrà lasciata da sola con il suo cervello o in balia del suo cervello o di altri esseri umani e dei cervelli di questi altri esseri umani, i quali daranno altre informazioni per manipolare a loro volta un dato quadro, e alla fine la persona tornerà a farsi un’idea del tutto diversa del quadro e della situazione della quale ha discusso con te per tutto quel tempo e tu tornerai a discutere con lei per cercare di manipolarla da capo e così all’infinito, o finché uno dei due non deciderà di abbandonare per sempre la discussione, tutte le discussioni, cosa che io ho fatto.

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